sabato 13 ottobre 2012

Inglese al liceo.

E niente, poco fa pensavo a una cosa che mi è successa al liceo.
Al liceo mi piaceva l' inglese; mi sembrava una lingua affascinante, anche perché senza nessun impegno avevo 9. Non conoscevo la "brutta copia" nei compiti di inglese, e in mezz' ora avevo finito il mio e quello di qualcun altro. Mai aperto il libro di inglese, SE portavo il libro a scuola (mica ero un mulo, che mi trascinavo appresso quaranta libri al giorno) era per scarabocchiarci sopra, oppure per metterlo sotto il banco che tremava. Tenevo il mio piccolo vocabolario Oxford sempre nello zaino perché non mi ricordavo mai il giorno delle verifiche (lo scoprivo sempre nel medesimo dialogo sull' autobus, con la mia compagna di banco che domandava "Hai studiato per il compito di inglese?" e io "Perché, quando è?"). I compiti li facevo tra le domande del prof  "Avete fatto i compiti?",  "A che pagina erano?" e "State zitti almeno un minuto". I brani di letteratura da imparare a memoria li studiavo mentre l' autobus mi portava a scuola.
Poi venne il giorno che il caro prof dovette assentarsi a lungo. Non so per quanto tempo mi mangiai le unghie. Perché le lezioni con quel prof erano delle migliori, quanto la prof di musica che ci faceva vedere in classe il film The Blues Brothers e le partite di pallavolo. Probabilmente la voce calda e leggera del prof mi induceva in dormiveglia, fase notoriamente nota come la preferita dei miei neuroni per mettersi in moto. Per dire, meno facevo più imparavo.
Di facce nuove, quindi, ne vedevamo in quantità. Di minimo dieci professori, non ne odiai solo una (che riuscì a capire il declino del mio voto nonostante non le avessi detto niente). E una la detestai con tutta me stessa, credo che pure lei se ne fosse accorta nonostante non le rivolgessi parola.
Forse la signora non aveva ben capito che eravamo diciassettenni in quarta o quinta superiore e non un branco di scolaretti ritardati. I compiti che ci assegnava erano di una demenza unica, roba che il test di "conoscenza" della prima media a confronto era un test universitario. E mi ricordo di questa volta che la tizia chiese ad una ragazza di leggerle la traduzione italiano-->inglese che aveva fatto. La ragazza se ne venne fuori con un termine che nel contesto era opportuno quanto mettersi a ridere sonoramente ad un funerale. Era più o meno al livello intellettuale di "Io non banana".
La prof chiese perché avesse usato quel termine e la ragazza, solita paraculo, rispose che "il vocabolario diceva anche così". Mah, secondo me ha tirato a caso. Poi fai tu.
La prof a quel punto ha avuto il coraggio di affermare che non lo sapeva. NON LO SAPEVA e VA AVANTI. Com'era che diceva Bonolis al gioco dei pacchi sulla Rai: scavicchi ma non apra.
Mi incazzai; cara prof, io già non ti posso vedere, vediamo se può andare peggio: alzai la mano per parlare. Tanto vale essere gentili prima di tentare lo sputtanamento pubblico. Si sa, a volte i liceali sono belve feroci. E poi ero risentita verso tutti, che le leccavano il culo, facevano le simpatiche, le secchione, mentre al nostro Professore impedivano di fare il suo mestiere.
Io e la tizia abbiamo avuto uno scambio di occhiate, la mia diceva "Sappia che quello che dirà influenzerà da adesso fino alla fine del suo mandato ciò che io penso di lei" e il suo diceva "Ma te frequenti questa classe o sei nuova? Suvvia, ci sono cinque gradi qui dentro e manco una fottuta stufetta".

Nella mia testa suonò la sigla de "Il buono, il brutto e il cattivo", suoneria del terrificante prof di matematica. E già capite l' aria intrisa di tetra inquietudine.



Io: Prof, tale termine non significa *sinonimo1, 2, 3 e 4* ?
Tizia, con aria truce, quasi le avessi fatto la ceretta a tradimento: Sì, quindi?
Io: Com' è possibile che significhi anche qualcosa che non assomiglia per niente al senso degli altri sinonimi?
Tizia: Se la tua compagna dice che il vocabolario lo porta allora vuol dire che è così e che si può fare.

Lampi e tuoni. L' ha detto, cazzo se l' ha detto. Sorrisi strafottente e pronunciai un okay come contentino mentre pensavo che secondo Tizia, doveva essere "la mia compagna" a insegnarmi l' inglese.
Tu, prof laureata e con master, che ti vanti di aver vissuto a Londra, vieni a dire a me alunna acerbe che "se lo dice il vocabolario della mia compagna allora si può fare"?
Insomma, mi dica la verità: lei non è laureata in lingue ma in scienze della comunicazione tra scimpanzé.

Non contenta, perseverò.
Disse ad un' altra ragazza "Ti metto 8. Ma tu sei brava, come mai avevi quattro col tuo prof? E quella, sorridendo con fare innocente (tipo serpente ad Eva, solo che questa non è una metafora) "Non lo so".
E io giù di epiteti coloriti espressi tra me e me, con la voglia di urlare: perché col nostro prof non ha mai fatto un cazzo, compreso tenere chiusa la bocca e avere rispetto di lui. Ma cosa vuole saperne lei di rispetto, povera sciocchina! Che ti importa più della paga e di glorificare il tuo ego piuttosto che l' inglese!

Difatti le lezioni di inglese con Tizia si svolgevano in mezzo a profusioni mielate di: cara prof - lei prof è un tesoro - ha dei capelli bellissimi, come fa ad avere una piega così perfetta? E che capello brillante, ha mai pensato di fare la pubblicità per uno shampoo?
Tutto mentre io sussurravo dall' ultimo banco: ma tu vedi 'sta stronza! Anzi no, that bitch! That bitch says only shits. I wish she lost all her hair".

E fu così che con Tizia chiusi i battenti, in una antipatia reciproca che fece diventare il mio 9 un 5 scarso (tramutato in seguito in un sette finale per l' intervento di qualche prof).
Entra di diritto nella mia Wall Of Shame.

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