sabato 10 marzo 2012

Angolo libro: Alla corte dei Borgia (leggasi: Beautiful ci fa 'na pippa!), di J. Kalogridis

Cosa ci può essere di meglio prima di uscire il sabato sera che buttare giù due parole, tanto per sfogarsi e farsi vedere di animo leggero? L' indiziato del giorno è "Alla corte dei Borgia", un romanzo storico trovato in un negozio di usato.



Ci fosse una volta, che fosse una, che entri in quel negozio e ne esca a mani vuote!
Dove e quando è ambientato lo si può immaginare, chi possiede almeno una superficiale infarinatura di concetti sulla storia (tipo me) può immaginare anche parte del contenuto. La narrazione, infatti, riprende tutti i pregiudizi e i preconcetti che si hanno sulla famiglia Borgia (forse veri, forse no; mica c'ero!); praticamente sono rappresentati come gli antenati di Beautiful, cui la famigerata soap-opera evidentemente si "ispira". Sto parlando di tradimenti assurdi, complotti, avvelenamenti, menzogne, fratelli che uccidono fratelli, omicidi commessi come se scartassero caramelle, finzioni e quant' altro; pensare che siano accaduti davvero mette i brividi! Ma andiamo con ordine.

La voce narrante è la protagonista Sancia D'Aragona, figlia illegittima di un re dall' animo freddo e calcolatore, amata sorella di Alfonso, un essere che pare la personificazione della bontà, moglie infelice e infedele del debole Goffredo Borgia (è impressione mia o sembra un epitaffio?); è un personaggio con cui risulta difficile immedesimarsi, a causa non solo dell' uso della prima persona per la narrazione, ma anche perchè non ha un carattere ben definito. Si capisce solo che agisce come le pare, con buona pace della logica (ad esempio, i cambi repentini dei sentimenti rivolti a dei personaggi: ora adora X e odia Y, una pagina dopo odia X e adora Y; anche se a volte con buoni motivi).
Il cattivo di turno, uno dei tanti, è Papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia, nonchè padre del bello e ambizioso Cesare, dell' arrogante Giovanni, Lucrezia, Goffredo (presenti nel romanzo) e altri quattro figli avuti da altre due donne. Come ad un nostro amato*(citazione necessaria) compatriota, piaceva circondarsi di belle donne, bere vino e mangiare dolcetti posati sul seno di una donna (vizietto che molti ritengono reale); ma qui la morale non esiste, o è una assente ingiustificata, e siccome per certe cose mi mancano ancora le parole cito testualmente quanto segue:
Era un epitaffio che era stato suggerito per Lucrezia: "In questa tomba giace Lucrezia, tale di nome, ma Taide di fatto: figlia, sposa e nuora di Alessandro"

Essì, la cara ragazza aveva un modo particolare di relazionarsi al padre e al fratello Cesare... particolari sfruttati dal sopra ricordato telefilm (sorellastra/figliastra innamorata del fratellastro/patrigno, vi è venuta l' emicrania, eh? Eh? EEEH?)



Ho da fare una precisazione: sto complicando volontariamente la vicenda. In realtà questo romanzo è di facile lettura, scorrevole, interessante e con un buon ritmo. In alcune recensioni ho letto critiche sui fatti storici troppo romanzati, ma alla fine è quello che è: un romanzo, appunto. Altrimenti sarebbe stato un documentario o un saggio.
Voto personale 1-5:
3

Buonsalve! ^^

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